Rolling Stones - 15/9/03 - Londra

E' una Londra sempre "swingin'" che ci accoglie in una radiosa mattina di metà settembre, dopo il  breve tragitto dall'aereoporto di Gatwick a Victoria Station, ogni anno sempre più familiare. Subito in Hotel per il check-in e poi via, tra le colorate bancarelle di Camden Lock. Resisto stoicamente alla tentazione di acquistare un paio di stivali da motociclista con fiamme rosse, pensando che in Italia, tra eskimi e pizzetti da Assiro-Babilonesi, non metterei mai. Ma me ne pento il giorno dopo, quando scopro che il mercatino è chiuso. Ma veniamo al concerto. Dopo un 25 minuti di metro arriviamo alla Wembley Arena, molto simile al Forum di Assago ma un po' più lunga (circa 16.000 persone) e soprattutto con un' ottima acustica. Nella band di supporto, i Darkness, scopro finalmente un'ottima band giovane, tutta proiettata negli anni '70, in un mix entusiasmante di Queen, AC/DC, Aereosmith, T.Rex e Sweet. Molto freschi e soprattutto capaci di suonare vero r'n'roll con gustosi assoli di chitarra. Fortunatamente non sono tutti TRISTI, come i Radiohead. E finalmente arrivano loro, THE GREATEST ROCK'N'ROLL BAND ON EARTH,THE ROLLING STONES, capeggiati da un Mick Jagger in piena forma, sculettante e ginnico come sempre e dotato di quella voce-simbolo, imitata da molti in questi ultimi 40 anni, ma mai eguagliata. Alla sua sinistra KEEF THE HUMAN RIFF, o, come recita uno striscione, KEEF THE CHIEF, ovvero "Keith il capo". Grande suono di Telecaster e parte "Start me up". E giù con una serie di hits, con sorrisi ghignanti e sdentati da pirata della Filibusta e ammiccamenti al suo maestro riconosciuto, Chuck Berry. E' una scaletta che ripercorre i momenti salienti della loro carriera, toccando i suoni indianeggianti di "Paint it black", passando alla blues-jam di "Can't hear me knocking" con interplay tra il saxman Bobby Keys e la lap-steel guitar di Ronnie Wood, in quest'ultimo tour, come ammesso da lui stesso, per la prima volta da quando suona con la band, sobrio e ripulito da alcool e droghe. E si sente!!! Scorrono via via "You can't always get what you want", con il classico, brillante arpeggio di Richards, "Honky tonk women", "Simpathy for the devil" col Jagger in giacca rossa, il siparietto-solo di Keith con "Slippin' away  e "Happy", l'intermezzo very bluesy dove i nostri raggiungono un mini palco collegato da una pedana al palco principale e si concedono al pubblico come fossero in un fumoso club, sciorinando i licks di "Street fightin' man", "It's only rock'n' roll" e "Mannish boy", tra slide inquietanti e i pericolanti fill di Charlie Watts, che sembra che debba sempre far cadere l'architettura ritmica delle canzoni ma si riprende all'ultimo istante per pompare il groove alla sua, inimitabile, maniera. Gran finale con la presentazione della band e i suoi sidemen, tra cui Chuck Leavell honky-tonk come ai tempi degli Allman Brothers Band. Tra miliardi di coriandoli luccicanti la band si congeda da un pubblico con un range dai vent'anni ai sessanta con l'inno "Brown sugar". Dopo aver rapinato il banchetto del merchandising ufficiale, ritornando alla metropolitana vediamo sfilare lunghe e nere limousines coi vetri fumé, contenenti il mito che si è rinnovato ancora una volta, con una band di multimiliardari che ormai lo fa per l'adrenalina che comunque il pubblico e il successo è sempre in grado di regalare. Questo è rock'n'roll!!!