Tortona - 23/11/2013

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PREFAZIONE
Con questa recensione voglio raccontare ciò che ho visto, sentito ma soprattutto vissuto molto intensamente grazie alle belle parole di Maurizio Solieri unite alla musica sempre di altissima qualità eseguita da Maurizio in persona.
Un ringraziamento profondo va a Mattia e Dario di solierifans.com, a Egidio Perduca e Daniela Menditto di Music Island.



Tortona, 23 Novembre 2013
Esco dal casello dell’ autostrada A7 e imbocco la strada statale 35, assieme a me c’è mio fratello Simone, anche lui amante di buona musica (anche se non quanto me), sulla destra si scorge una struttura di un bel rosso corallo con la scritta “Guitar”, eccoci arrivati.
Il complesso che ospita la clinic è una fusione di quattro società, in particolare un negozio di chitarre e bassi (chiamato appunto “Guitar”, negozio molto rinomato nell’area piemontese), una scuola di musica (DAL Music), una sala prove (Sonic Factory) e un laboratorio di liuteria (Utopia Custom shop), il tutto sotto la direzione di Egidio Perduca.
Entriamo, paghiamo il biglietto e ci mettiamo in fila in attesa dell’apertura della porta della sala prove dedicata alla clinic, dal vetro si scorge l’amplificatore di Maurizio (di cui parlerò in seguito) e le sedie adibite a noi spettatori, in totale la capienza della stanza è di circa cento persone.

INIZIO CLINIC
Alle ore 15.30 finalmente entro e prendo posto proprio di fronte all’amplificatore di Maurizio, composto da una testata Marshall JCM 900 due canali modificata con vinile bianco e una cassa Marshall con coni 4x10, l’emozione è tanta e sale con il passare dei minuti.
Dopo circa un quarto d’ora da una porta secondaria vedo entrare Egidio Perduca con i suoi collaboratori, Mauro Isetti, che sarà protagonista anch’egli durante la clinic e finalmente Maurizio Solieri, munito della sua “Blade Texas Pro Maurizio Solieri signature“ relicata da Fabrizio Paoletti, l’abbigliamento è molto rock, felpa bianca con raffigurato un teschio (simbolo identificativo di Maurizio), pantaloni blu militare, stivali in stile Marines e un grande anello nella mano destra.
Egidio Perduca ci ringrazia per essere accorsi in tanti (effettivamente la sala è praticamente piena) e introduce Maurizio, che viene accolto da un caloroso applauso.
La clinic esordisce con un bel discorso di Maurizio, legato al fatto che ormai la musica, intesa come argomento di interesse, non esiste praticamente più, a parte il sostegno di qualche appassionato o intenditore. Parallelamente a questo vi è anche un tipo di educazione impartita alle nuove generazioni che tende quasi a imporre il fatto che bambini di cinque anni seguano corsi di musica (o di altre discipline in generale), che talvolta tendono ad allontanare più che appassionare chi svolge queste attività.
Successivamente Maurizio anticipa che la sua non è una clinic pensata come pseudo lezione in cui spiega come eseguire scale di ogni tipo (cita la misolidia :) ), ma che è stata pensata come una chiacchierata interattiva tra lui e noi partecipanti.
Dopo questo breve preludio Maurizio collega il jack alla Blade e attiva il suo Marshall JCM 900, il primo pezzo che si presta a eseguire è Crossroads, un vecchio blues di Robert Johnson rivisitato da Eric Clapton. One, two, three, four, veniamo letteralmente pettinati dal volume gigantesco proveniente dai quattro coni, il suono distorto è molto grintoso e con un grande corpo, grazie alla modifica che la testata ha subìto alla casa madre in modo da avere più frequenze basse, generalmente non caratterizzanti questo tipo di amplificatore.
Finito il brano si scatenano gli applausi, siamo tutti esaltati, poco dopo Maurizio riprende la parola e prima di finire la frase mi rivolge un amichevole “buona sera”...io contraccambio, devo dire che mi ha fatto davvero molto piacere la cosa. Sempre rivolgendosi a me mi confida che il suo ultimo acquisto in tema di chitarre è una Gibson 345 del ’61 presa in un negozio rinomato di Bologna chiamato “Scolopendra” e che ha scambiato con tre delle sue chitarre.
Successivamente viene chiamato in causa Mauro Isetti, bassista con il quale Maurizio ha avuto modo di suonare assieme alla band “Custodie Cautelari”, con la quale suona tutt’oggi.
Iniziano con “Fire” di Jimi Hendrix, ci tengo a sottolineare che non c’è base musicale, solo chitarra e basso, Maurizio esegue anche le parti vocali, assieme ovviamente ai grandi assoli di Jimi (da rivedere), in catena eseguono “Cocaine” di Eric Clapton, anche qua parti vocali e parti di assolo, il suono distorto è generato dal preamplificatore dalla testata, successivamente Maurizio avrà modo di farci sentire come un overdrive a pedale (turbo overdrive) perda grossezza rispetto al canale crunch del Marshall.
Finita questa session, Solieri vuole un po’ di interazione con noi spettatori, rivolgendosi a me in modo scherzoso vuole che assolutamente inizi io a fare una domanda, dato che negli ultimi anni ho rivolto a Maurizio molte domande riguardo a praticamente tutta la sua strumentazione a partire dalle chitarre (passione che coltivo tutt’ora grazie a solierifans.com), ai plettri, ecc.., la cosa mi ha fatto molto piacere e gli chiedo ”Hai mai suonato con una chitarra con pick up in controfase?”, la risposta è stata esilarante “E’ come se mi chiedessero se sono mai andato con un trans”, siamo tutti scoppiati a ridere, è stato bellissimo, ad ogni modo mi spiega che alcune sue chitarre come alcune Gretsch o Gibson vintage, hanno la possibilità grazie a vari selettori di ottenere tutti i vari tipi di controfase, ovviamente questo sistema è utilizzabile solo in studio e in particolari situazioni, infatti mettendo in controfase i pick up si sottraggono molte frequenze basse e si rende il suono più debole, quindi praticamente inapplicabile ad un concerto live.
Dopo questa esaustiva risposta le domande iniziano a moltiplicarsi, toccando gli argomenti più disparati, ad esempio da quali effetti è composta la pedaliera che Maurizio si è portato dietro in occasione della clinic, Solieri spiega che è una pedalboard “da viaggio” fatta apposta per occasioni tipo clinic o brevi concerti, composta rispettivamente da un wah wah Jim Dunlop Cry Baby Joe Satriani signature, munito di potenziometro per selezionare la frequenza di taglio, un vecchio overdrive della Boss (Turbo Overdrive), un overdrive della Wampler, di cui subito non ricorda la marca (e nemmeno io), sempre in catena ha un boost molto semplice con solo manopola gain e switch, un Digital Delay della Boss, un bellissimo Vibechorus della KOS e un Chromatic Tuner della Boss.
Parlando invece di amplificatori, Maurizio spiega un po’ il funzionamento del suo Marshall facendoci sentire i due canali, distorto e lead della testata e ci fa apprezzare la differenza tra l’overdrive della testata e un overdrive a pedale, non c’è paragone: utilizzando il Turbo overdrive si perde molto corpo e spinta del suono.
Altre domande riguardano pareri di Maurizio nei confronti di vari grandi gruppi che hanno fatto la storia del rock mondiale ad esempio i Deep Purple, gruppo per cui Maurizio ha avuto modo di fare da spalla con una formazione denominata Solieri Band (ndr formata da Claudio Golinelli al basso, Adriano Molinari alla batteria, Mimmo Camporeale e Michele Luppi alle tastiere e alla voce), in cinque date della tourneè 2009/2010 e che nonostante Steve Morse abbia portato un po’ fuori strada il sound e lo stile della band a parere suo rimangono sempre dei grandi (confermo).
Proseguendo salta fuori l’argomento “Vasco Rossi” e viene domandato come abbia fatto Maurizio ad arrivare a lui, ma Solieri spiega che lui non è arrivato al Vasco “rock star”, bensì lo conobbe quando ancora doveva cominciare il tutto, grazie ad un compagno di collegio di Vasco chiamato Sergio Silvestri, tutt’ora grande amico di Maurizio, si incontrarono alla Stazione di Modena con destinazione Milano allo scopo di registrare dei provini, proseguendo Maurizio spiega che oltre alla suggestione di andare in una città simile, oggi perfettamente normale, c’era anche la difficoltà del registrare utilizzando un registratore otto piste e fa riferimento al fatto che con le nuove tecnologie si può registrare su dieci, venti piste senza problemi e soprattutto modificare o rifare una parte in tempo zero, cosa che all’epoca era molto più complicato se non impossibile, se sbagliavi dovevi rifare la parte in toto.
Proseguendo con i brani suonati da Maurizio, si giunge ad un trittico composto da tre brani facenti parte del suo album auto prodotto e auto finanziato “Volume 1”, uscito nel 2010, i tre brani sono “Who’s at your door”, un brano strumentale che richiama il legame di Maurizio coi “The Who”, grande band rivoluzionaria attiva dagli anni sessanta e della quale accenna un pezzo di “My Generation”, una sorta di manifesto rivoluzionario degli anni 70, prosegue con “Endless Lover”, anche il secondo è un brano strumentale ma viene presentato più come esperimento in quanto in origine la canzone era nata con un testo, ma è stato sostituito da una linea melodica di chitarra (a mio avviso di grande effetto), tra l’altro Maurizio spiega che aveva proposto il brano a Vasco Rossi il quale ha ignorato il tutto, ultimo pezzo del trittico è “Blues in B minor”, ovvero blues in SI minore (tradotto nella notazione tradizionale), il brano è molto avvolgente, nella sua struttura è presente ovviamente un assolo di Hammond di Mimmo Camporeale che personalmente mi riporta alle blues band italiane in voga negli anni ’70, il sound è esattamente quello, fantastico.
Si prosegue con gli interventi del pubblico, viene chiesto che chitarra è quella che sta utilizzando appunto per la clinic, Maurizio spiega che è una Blade Maurizio Solieri Signature derivata dal modello di serie Blade Texas Pro, spiega anche che la Blade è una azienda svizzera, fondata da Gary Levinson alla fine degli anni ottanta, tra le altre fedeli chitarre che in genere lo accompagnano in giro per l’Italia tra clinic e concerti di ogni tipo cita la Frankie, sua chitarra storica che ultimamente utilizza un po’ meno di frequente a causa della scomodità del ponte floyd rose nel momento del cambio corde, (effettivamente il floyd rose è famoso per questa difficoltà), oltre alla Frankie menziona anche le chitarre prodotte da Fabrizio Paoletti, liutaio di Pistoia che collabora con Maurizio ormai da diversi anni.
Un’ altra domanda riguarda il rapporto che c’è tra i vari chitarristi della scena italiana, Solieri afferma che c’è un ottimo rapporto e cita Luca Colombo (con il quale condivide una amicizia fraterna), Max Cottafavi (Ligabue), Ricky Portera (Lucio Dalla), Chicco Gussoni, Mario Schilirò (Zucchero), Alberto Radius ecc.. , inoltre menziona un evento che li vede coinvolti contemporaneamente, chiamato “La Notte delle chitarre” in cui la band “Custodie Cautelari” dà modo ai vari chitarristi di essere protagonisti durante lo show.
Viene menzionato anche Stef Burns, chitarrista che tutt’ora affianca Maurizio sul palco con Vasco e anche qui Solieri risponde che c’è una grande amicizia e complicità, sempre rimanendo in tema “colleghi di chitarra” spicca il nome di Andrea Braido, ex chitarrista di Vasco che nel tour “Gli Spari Sopra” del 1993 ha affiancato Maurizio, a tal proposito viene domandato che fine abbia fatto, la risposta è molto semplice: purtroppo il suo modo di suonare ovvero pensare ogni assolo come una successione infinita di note alla massima velocità, talvolta può rivelarsi penalizzante, questa ovviamente a mio parere non suona assolutamente come critica bensì come giudizio personale.
Dato che viene chiesto un parere sui Queen, Maurizio riporta un aneddoto che vede protagonista Brian May, storico chitarrista della band inglese, che nel 1984 ebbe la fortuna di conoscere, dato che alloggiavano nello stesso Motel di Milano in occasione di un grande festival, Solieri sottolinea l’enorme umiltà del chitarrista inglese quando rivolgendosi a lui con una frase del tipo “you’re one of my greatest and ispirational guitar player” (“sei uno dei miei chitarristi preferiti e ai quali mi ispiro maggiormente"), Brian May rimase sinceramente lusingato di ciò, in più Maurizio racconta che ha conosciuto tutti i più grandi artisti della scena mondiale, da George Harrison dei Beatles a Steve Lukather dei Toto ribadendo ancora una volta quanto queste persone non si siano montate la testa nonostante siano divenute icone a livello internazionale.
Proseguendo gli rivolgo una domanda riguardante il suo libro autobiografico “Questa sera Rock n Roll”, chiedendo se un giorno potremo vederne un sequel, Maurizio mi risponde che il problema non è tanto farlo, quanto immetterlo su un mercato composto da un pubblico che ultimamente purtroppo ha perso interesse e cultura per questo genere di cose.
La clinic si avvia alla conclusione con due brani storici di Vasco Rossi, Canzone, (link del video della clinic), la cui musica è di Maurizio Solieri e testo Vasco, l’altro brano è Albachiara, il cui solo è stato registrato sempre da Maurizio, durante l’esecuzione ho notato quanto fosse elaborato il solo di quest’ultima, molto più di quello che si può immaginare solo asoltando la canzone.
In conclusione devo dire che è stata una bellissima chiacchierata con Maurizio e tante persone appassionate di buona musica, l’emozione è stata davvero difficile da controllare e credo che ricorderò questa giornata molto a lungo.
Ad ogni modo spero che eventi come questo si possano moltiplicare perchè solo così si ha la possibilità di ascoltare le nozioni preziose di questi grandi artisti.